RASSEGNA STAMPA

 

di Simone Fanti

 

 

La musica che abilita, che fa sentire meno soli e che, semplicemente, diverte. Lo abbiamo imparato ammirando stupiti la performance musicale dell’orchestra Allegromoderato alla festa per il primo anno di Invisibili al Teatro Parenti(i primi di marzo dell’anno passato) e lo rimpariamo ogni volta che incrociamo il nostro destino di inVisibili con chi sperimenta e utilizza le forme artistiche per l’inserimento nella società di persone con disabilità che altrimenti resterebbero un po’ ai margini della società. Se ci si sposta di latitudine da Milano a Roma, la musica fa lo stesso effetto. Integra. L’ennesimo, buon esempio ha il nome di Scooppiati, una band “un po’ squinternata” nata, due anni fa nella zona ovest della città (XI municipio), che mescola note e spartiti, disabilità e normalità, passione e divertimento.

«Non importa che siano sinfonie di Bach o canzoni di Eros Ramazzotti – racconta Giuseppe Salis, 32 anni, sardo, musicista per passione che ha lasciato l’isola per approdare sul continente romano per dar voce alla sua musica-, l’importante era coinvolgere ragazzi e adulti con difficoltà e renderli partecipi di un progetto che li veda al centro dell’iniziativa”. Portare loro al centro del palco, sotto le luci della ribalta a dimostrare le loro molte abilità. Senza stress da performance (se non il suonare in pubblico) con la leggerezza e la gioia dei bambini che sperimentano divertendosi. «Si parte dal nome gli Scooppiati – prosegue Salis -che rende l’idea del nostro gruppo composto da undici elementi: tre dipendenti di H-annozero Onlus (cooperativa che nasce 32 anni e svolge attività assistenziali, riabilitative, educative e culturali in favore delle persone con disabilità), i volontari e cinque magnifici ragazzi con disabilità suddivisi tra voce, e percussioni». E anche se può suonare strano, sono loro a dettare il ritmo, a dirigere l’orchestra e guai a mancare o arrivare tardi alle prove! «Non ne perdono una, puntualissimi e pronti ogni volta. Sempre con l’entusiasmo di chi inconsapevolmente sa di non poter perdere quell’occasione. Siamo noi operatori che rincorriamo il loro entusiasmo e che ci adeguiamo alle loro esigenze, non solo musicali. Non il contrario: non facciamo semplicemente scegliere a loro le canzoni, tutte cover rock che spaziano da Mina a Emma Marrone, la più gettonata – chiosa Salis-. Li ascoltiamo seriamente, sentiamo quello che hanno da dirci con il loro linguaggio».

Sindrome di Down o di Williams, autismo, cecità, emiplegia… diventano parole lontane dalla quotidianità, o almeno dai quei minuti trascorsi a provare sulle note di “se telefonando… “. O su quelle di Battisti “Inseguendo una libellula in un prato/un giorno che avevo rotto col passato” che Chicca-Francesca, una della voci del gruppo, mi canta al telefono con un accento simpaticamente romano. Mi fa assaggiare due strofe poi scappa: «Sono timida e poi ora devo registrare un disco». Gli Scooppiati (la pagina fb) stanno preparando per l’appunto una demo con cui uscire dalla sala prove ed esibirsi nei locali. Ma il debutto nel regno della musica c’è già stato, aprendo le ultime due edizioni del premio Fabrizio De André. E chi meglio di Faber, di quel genovese capace di trovare forze e ispirazione dal mondo degli invisibili. Se fosse ancora vivo, avrebbe forse tratto una delle sue dolci-amare canzoni, sarebbe stato capace di raccontare con le parole della poesia in note il rifiorire di questi ragazzi per mano della musica… «Tu prova ad avere un Mondo nel cuore e non riesci ad esprimerlo con le parole – cantò De André in Un matto -. Di questo Mondo ne fai parte anche tu».